venerdì, 28 novembre 2008
Questa mattina fuori dalla finestra mi aspettava uno spettacolo stupendo: la neve!!! E la gioia è arrivata subito ad investirmi di bianco, e mi sono reso conto che l'infatile felicità da neve riesce ancora ad avere presa su di me, colpendomi molto prima del fastidio dovuto alla scomodità di andare al lavoro in auto su strade piene di nevischio. Se la neve mi dona un sorriso da bimbo invece che l'incazzatura da vecchio pendolare vuol dire che ho ancora una speranza, che sono ancora giovane :-)
Oggi festeggiamo il mio fanciullo interiore, a sorpresa ritrovato ancora in vita!
postato da: FrancisTurner alle ore 11:07 | Permalink | commenti
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domenica, 23 novembre 2008
Un ragazzo e una ragazza si incontrano. Sono giovani e intelligenti, e hanno un animo limpido e speranzoso. Vanno in discoteca, come tutti i giovani, che in quanto tali oltre che giovani sono pure belli...o per lo meno lei lo è, questo è certo - su di lui invece ci sarebbe da approfondire. C'è la musica che scuote le coscienze, dovrebbe shakerarli, fonderli. Dovrebbe accadere qualcosa: empatia. Dovevano essere le cinque del mattino, le orecchie che fischiano ma ancora fiato per parlare, ridere, aspettar la luce del giorno. E invece no, niente di tutto questo per colpa del ragazzo che era un riccio, una statua di  gesso. Lei era bella, tutto doveva succedere, e invece è successo meno di niente. E' sempre quel maledetto vetro tra me e il mondo (sì, il ragazzo ero io...credo si fosse capito), che non mi riesce di rompere. Nada canta e dice che la timidezza m'incatena, ma non è timidezza, e qualcosa d'altro. E' il vetro. Ecco tutto.
Si sarà annoiata, e me ne dispiaccio. Probabilmente me ne dispiaccio solo io. E' stata solo una sera,:le prossime, senza di me, non si annoierà più...io invece continuerò a farlo.
Dove sta l'altra vita che cercavo? Al momento risulta ancora non pervenuta.
postato da: FrancisTurner alle ore 13:34 | Permalink | commenti
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domenica, 23 novembre 2008
Prendimi la testa fra le mani
E tocca la paura vera
La mia timidezza mi incatena




Non so ballare niente
Nè un tango nè un valzer
Non so ballare niente
Mi dondolo in disparte

La vita è una mossa
.
postato da: FrancisTurner alle ore 13:20 | Permalink | commenti
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sabato, 22 novembre 2008
Pensando all'ufficio dove lavoro è impossibile non notare una certa somiglianza con i polli in batteria. Come loro, siamo tanti, e stiamo fermi. Loro tengono la testa fissa sulla mangiatoia mentre noi la puntiamo sullo schermo, ma la postura è più o meno quella. Loro passano la giornata a far fare su e giù al becco sulle granagle, e noi ci comportiamo nel medesimo modo con le nostre dita sulla tastiera. Tac, tac, tac fa il becco del pollo contro il legno della mangiatoia, e tac tac tac fanno le mie dita sulla tastiera. Tac, tac, tac...è uguale. E' il suono della modernità, il ritmo veloce di esistenze che ondeggiano senza senso iterando gesti, pensieri, operazioni e consumi. Senza sosta. Tac, tac, tac...fino a che ci tireranno il collo.
Polli in batteria.

postato da: FrancisTurner alle ore 14:56 | Permalink | commenti
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mercoledì, 12 novembre 2008
Non ho abbandonato questo spazio, non l'ho creato per lasciarlo qui a prendere polvere digitale, trascurato e oscurato. Semplicemente questo è uno spazio per i miei pensieri, e a volte ci sono giorni in cui non hai nemmeno le forze per pensare. Giorni in cui si è costretti dall'incalzare degli impegni, tanti nemmeno scelti: siamo come treni costretti da affilati e luccicanti binari, contro i quali scintilliamo senza poterci fermare. Dritti lanciati verso un destino che non abbiamo voluto, non abbiamo chiesto. Ed è contro le regole e i bisogni della quotidianità, che ci costringono a buttar via le giornate in ore di lavoro, in code sulle autostrade, in bollette da pagare e in tutto quanto non vogliamo ma dobbiamo, è contro tutte queste cose che stasera voglio  controbattere con una canzone...perchè solo la poesia ci può salvare. La  canzone che ho scelto è la locomotiva, nella speranza di potere un giorno deviare anche noi il nostro treno da questa stratda ferrata obbligatoria che ci va troppo stretta. Proprio la locomotiva perchè ci ricorda che a volte possiamo dire no, ci possiamo ribellare, ma anche perchè ieri ho avuto il piacere di sentirla dal vivo :-) dal mitico Guccini che è sempre uno spettacolo!

La Locomotiva (F.Guccini)

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli...

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch' esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti...

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l' aria
la fiaccola dell' anarchia,
la fiaccola dell' anarchia,
la fiaccola dell' anarchia...

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori...

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore...

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno...

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura...

Correva l' altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno..."

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l' immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice...

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta...
con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava...

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia!
postato da: FrancisTurner alle ore 21:53 | Permalink | commenti
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giovedì, 30 ottobre 2008
...e io contavo i denti ai francobolli
dicevo "grazie a Dio" "buon Natale "
mi sentivo normale
eppure i miei trent'anni
erano pochi più dei loro
ma non importa adesso torno al lavoro.

Cantavano il disordine dei sogni
gli ingrati del benessere francese
e non davan l'idea
di denunciare uomini al balcone
di un solo maggio, di un unico paese.

E io ho la faccia usata dal buonsenso
ripeto "Non vogliamoci del male "
e non mi sento normale
e mi sorprendo ancora
a misurarmi su di loro
e adesso è tardi, adesso torno al lavoro.

Rischiavano la strada e per un uomo
ci vuole pure un senso a sopportare
di poter sanguinare
e il senso non dev'essere rischiare
ma forse non voler più sopportare.

Chissà cosa si trova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni,
allontanare gli intrusi
dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo
e prima di trovarsi solo
con la paura di non tornare al lavoro.

Rischiare libertà strada per strada,
scordarsi le rotaie verso casa,
io ne valgo la pena,
per arrivare ad incontrar la gente
senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro
e più l'idea va di là del vetro
più mi lasciano indietro,
per il coraggio insieme
non so le regole del gioco
senza la mia paura mi fido poco.

Ormai sono in ritardo per gli amici
per l'olio potrei farcela da solo
illuminando al tritolo
chi ha la faccia e mostra solo il viso
sempre gradevole, sempre più impreciso.

E l'esplosivo spacca, taglia, fruga
tra gli ospiti di un ballo mascherato,
io mi sono invitato
a rilevar l'impronta
dietro ogni maschera che salta
e a non aver pietà per la mia prima volta.

Fabrizio De André
(Storia di un impiegato - 1973)
postato da: FrancisTurner alle ore 22:40 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 29 ottobre 2008
Mai come ora l'umanità ha avuto a disposizione strumenti per comunicare con le altre persone: abbiamo infinite possibilità per scambiarci idee ed emozioni o per dire al mondo come stiamo, eppure qualcosa non funziona. Mai come ora vivere fa male, mai come ora c'è solitudine. Le distanze non ci sono più, sei in America e parli con tua madre, hai mollato la fidanzata ma vedi il suo nick on line su msn ad ascoltare maracaibo, e decine e decine di volti -a volte solo sfiorati nella vita vissuta- sono d'improvviso elevati al rango di amici su facebook. Mille occasioni per parlare, parlare di sè, riempirsi la bocca di io...ma poi quante volte ascoltiamo e siamo ascoltati? Chi smette di gridare, chi sta in silenzio, scompare. Segno che non c'è mai stato. Siamo sempre più rarefatti...da persone ad immagini. E cerchiamo di moltiplicare queste immagini...disperdendoci fra rivoli di blog, account e sms cerchiamo noi stessi e un contatto con l'altro. Ma uno smile non è un sorriso, un trillo non è un abbraccio. E una friend list non è una rete di veri amici. E queste parole che scrivo qui... non sono parole dette da una voce calda o fredda, decisa o imbarazzata, ma solo caratteri immessi in una rete con una tastiera.
In mezzo alle cose, ne siamo sempre più sottomessi.

postato da: FrancisTurner alle ore 20:47 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 22 ottobre 2008
Vorrei tanto sentirmi parte di qualcosa, per una volta. Sarebbe così semplice essere una pecorella bianca tra le bianche - non sarebbe stupidità ma empatia: trovare interesse nelle stesse cose di chi mi sta attorno, creare comunanza, riuscire a stare nei panni dell'altro. Ma non sono così, non lo sono mai stato. Quelli come me (s)fumano in disparte, invece che starsene al centro di un crocchio. Non è insensibilità: se piango guardando un film, se empatizzo con un personaggio di celluloide, e soprattutto se sto qui a rimuginare, vuol dire che sento qualcosa...ma non lo sento all'unisono con nessuno. Non sono in armonia, sono una nota stonata, distorta. E' questo il problema.
Forse la stonatura andrebbe valorizzata, trasformata in nota di stile di modo che da steccatura goffa mi trasformerei in rauco grido di una canzone punk. Oppure potrei fingermi canzonetta: mi viene in mente un episodio dei Simpson in cui Lisa fa qualcosa di simile; durante una vacanza smette i panni della secchiona snob e si finge ragazza qualsiasi: farà il pieno di amici e si divertirà come non mai, l'estate più bella della sua vita e non era lei. O forse lo era, era solo un'altra lei. Possiamo essere tante cose, dobbiamo solo scegliere quale e tirar fuori il coraggio per farcela.

Ma pensando alla mia mancanza di sincronia con le altre persone mi viene sempre in mente questo pezzo di Due di due:

Lo so come ti senti.

È come essere dietro un vetro,

non puoi toccare niente di quello che vedi.

Ho passato tre anni della mia vita chiuso fuori,

finché ho capito che l’unico modo è romperlo.

E se hai paura di farti male, prova ad immaginarti

di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti.


Io lo graffio sempre questo vetro, qualche volta riesco a creparlo un po', a creare buchetti, ma ciò messo anni...e di romperlo ancora non mi riesce.

postato da: FrancisTurner alle ore 18:52 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 01 ottobre 2008
E mi ritrovo col batticuore e la tremarella solo per una foto, riapparsa da un cassettino della memoria...chissà perchè certe cose, certe persone, ci emozionano così tanto?
In fondo, se dovessi incontrarla per strada, dopo tutto questo tempo penso che scambieremmo solo qualche minuto di parole cortesi e nulla di più. Non mi pugnalerebbe fisicamente nel petto, e nemmeno mi cospargerebbe di petali di rosa: e allora, se non rischio l'estremo dolore o il piacere più totale, perchè questa emozione sfrenata?
Non è il ricordo di grandi passati o la promessa di futuri radiosi...nè tantomeno l'incredibile unione presente , visto che non c'è più alcun tipo di contatto, nè credibile e superficiale nè incredibile e legante. E allora perchè questa emozione?
Credo sia il brivido della possibilità non raccolta, il tremendo grido di dolore di un significante che ha dovuto rinunciare al suo significato, di un'androgino rimasto monco, di una figura rimasta incatenata nella pietra e non colta dall'arte dello scultore.
L'emozione che sento stanotte è quella dell'impossibilità, è la fuggevolezza del tutto incarnatasi in questo stupendo fiore non colto.


postato da: FrancisTurner alle ore 22:46 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 30 settembre 2008
Tutti i pomeriggi quando esco dal mio ufficio e mi infilo in macchina, appena partito a tutto gas, faccio una cosa. E' sempre la stessa da tempo. Ormai è un rituale, per quanto folle esso sia.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!
Grido. Un urlo forte e prolungato.  Grido fino a raschiarmi la gola: è un acuto canto di liberazione.
Non sto male nel mio ufficio; non è un brutto ambiente o il peggiore dei lavori, ma è pur sempre una gabbietta, un recinto di luce artificiale dove confinare una grossa fetta dell'esistenza. E così tutta quell'energia che durante la giornata rimane castrata, e che non può esprimersi in corse, carezze, copule forsennate, liberi giri della mente e del corpo per terra e per mare, finisce perevacuare da lì. Col grido di liberazione.
postato da: FrancisTurner alle ore 18:47 | Permalink | commenti
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